sabato 4 gennaio 2014

VENTIQUATTRO MODI PER TRUCCARE LA COMUNICAZIONE …e non riuscire più a capirsi

Jesse Richardson, Andy Smith e Som Meaden, tre creativi australiani, hanno raccolto in un poster 24 tra gli inganni logici più comuni, ciascuno accompagnato da un esempio.https://yourlogicalfallacyis.com/
Scorrendoli non è difficile riconoscere molte delle abitudini comunicative utilizzate nei talkshow e nei titoli dei giornali.
Temo purtroppo che la malattia sia contagiosa e che -quasi senza accorgercene- noi stessi, nella nostra vita di ogni giorno tendiamo ad usare queste brutte modalità dimenticando chelo scopo del nostro comunicare non è aver ragione a tutti i costi, ma riuscire a capire e a capirci meglio.
Suggerisco di leggerli con attenzione perché prevenire è meglio che curare…

(NB-Molti degli esempi sono un po’ troppo “anglosassoni” e meriterebbero un adattamento semantico, ma sono abbastanza chiari per capire l’inganno logico a cui si riferiscono)

1. Il fantoccio
 Rappresentare scorrettamente l’argomentazione dell’avversario, esagerandola o riportandola in modo caricaturale, anche mettendogli in bocca parole che non ha detto, con lo scopo di confutare più facilmente la sua tesi.
Will disse che avremmo dovuto spendere più soldi nella sanità e nell’istruzione, Warren rispose che era sorpreso che Will odiasse così tanto il suo paese da volerlo lasciare senza difesa tagliando le spese militari.
2. Falso rapporto causale
Sostenere che una relazione tra due eventi – reale o percepita – sia necessariamente di tipo causale. Spesso si tende a presentare due cose accadute contemporaneamente o in sequenza  come l’una causa dell’altra, mentre la loro relazione potrebbe essere semplicemente una coincidenza, oppure potrebbero essere provocate dalla stessa causa.
Roger, indicando un grafico, spiega come le temperature si sono alzate negli ultimi secoli, mentre nello stesso tempo il numero dei pirati è diminuito; perciò sono i pirati che raffreddano il mondo e il surriscaldamento globale è una bufala.
3. Falsa conseguenza
Sostenere che se avviene l’ipotesi A, allora di conseguenza accadrà anche l’ipotesi Z: quindi l’ipotesi A non deve verificarsi. Con questo meccanismo non si discute della bontà dell’ipotesi A ma si sposta la conversazione su una sua conseguenza estrema e soprattutto ipotetica.
Colin dice che se consentiamo i matrimoni tra persone dello stesso sesso, allora successivamente permetteremo ai figli di sposare i propri genitori, o la propria automobile o addirittura una scimmia.
4. Attacco alla persona
Obiettare alle argomentazioni di qualcuno senza rispondergli nel merito ma attaccandolo personalmente, con lo scopo di minarne la credibilità.
Dopo che Sally aveva presentato un eloquente e convincente ragionamento in favore di un sistema fiscale più equo, Sam chiese al pubblico se si fidasse di una donna non sposata, che era stata arrestata in passato e che aveva un odore un po’ strano.
5. Invocare l’eccezione “postuma”
Quando la propria tesi viene smentita, cercare di ottenere ragione inventando eccezioni o cambiando il senso della propria tesi iniziale.
Edward sosteneva di essere un sensitivo, ma quando le sue abilità furono messe alla prova scientificamente, magicamente sparirono. Edward spiegò che la gente doveva avere fede nei suoi poteri perché questi funzionassero.
6. Accusa travestita da domanda
Fare una domanda che contiene un’affermazione, in modo che l’intervistato non possa rispondere con un sì o con un no, ma debba contestare la domanda e apparire così sulla difensiva o addirittura colpevole.
Hai smesso di picchiare tua moglie?
7. Il giocatore d’azzardo
Credere che eventi statisticamente indipendenti siano collegati tra di loro, e ricavarne previsioni. Il tutto quando in realtà, come si dice, “il caso non ha memoria”.
Il rosso era uscito sei volte di fila alla roulette, così Greg sapeva che quasi certamente la volta successiva sarebbe uscito il nero.
8. Il carro del vincitore
Cercare di avvalorare una tesi dicendo che è molto popolare.
Shamus, ubriaco, indicò Sean e gli chiese di spiegargli come mai così tante persone credono ai lupi mannari  se questa è solo una vecchia e stupida superstizione.
9. Il falso dilemma
Far credere che esistano solo due alternative e costringere a scegliere tra una di esse, quando in realtà le possibilità sono di più.
Mentre cercava sostegno per il suo progetto di ridurre i diritti dei cittadini, il dittatore chiese alla gente se fosse dalla sua parte o da quella del nemico.
10. Petitio principii
Si tratta di un ragionamento circolare, in cui la conclusione è implicitamente già contenuta nelle premesse.
La giustizia impone che nessuno possa comprare un altro uomo, perché non è giusto che un uomo possa essere messo in vendita.
11. Appello all’autorità
Dire che una cosa è vera perché lo dice un esperto, senza fornire ulteriori argomenti. Nel caso dell’appello a una falsa autorità, invece, si invoca la tesi di un esperto di un ambito che non è quello in questione.
Poiché non era in grado di difendere la sua posizione per cui l’evoluzionismo era una menzogna, Bob disse che conosceva uno scienziato che a sua volta non credeva all’evoluzionismo.
12. Appello alla natura
Sostenere che una cosa naturale deve essere per forza giusta, ideale, necessaria, buona. Anche l’assassinio, per esempio, potrebbe essere inteso come evento “naturale”, ma non per questo lo consideriamo giustificabile.
L’uomo portò molte medicine in città sul suo furgone, tutte naturali, come per esempio un’acqua naturale molto speciale. Diceva che tutti avrebbero dovuto diffidare dalle medicine artificiali, come gli antibiotici.
13. Composizione/Divisione
Ritenere che ciò che è valido per una parte sia valido per il tutto (composizione) o che viceversa ciò che è valido per un intero sia valido anche per le sue componenti (divisione).
Daniel era un bambino precoce e amante della logica. Sapeva che gli atomi sono invisibili, perciò, essendo lui fatto da atomi, credette di essere a sua volta invisibile.
14. Aneddotica
Citare un aneddoto o un esempio isolato della propria esperienza personale per confutare una tesi, soprattutto per indebolire le statistiche.
Jason disse che suo nonno fumava 30 sigarette al giorno ed era vissuto fino a 97 anni, quindi non credeva ai dati sulle morti causate dal fumo.
15. Appello emotivo
Manipolare l’interlocutore facendo leva sui sentimenti, non supportati da validi ragionamenti.
Luke non voleva mangiare il cervello di pecora con fegato tritato e cavoletti di Bruxelles, ma suo padre gli disse di pensare ai bambini poveri che morivano di fame in un paese del terzo mondo e che non avevano cibo, perché non erano fortunati come lui.
16. La fallacia fallace
Sostenere che una proposizione è falsa solo perché supportata da argomentazioni fallaci. In questo caso l’affermazione può anche essere vera, seppur non presentata in modo logicamente valido. Viceversa, una proposizione presentata in modo logicamente valido può essere falsa.
Dopo aver fatto notare ad Amanda che aveva commesso un errore logico nel dire che dovremmo tutti mangiare cibo nutriente perché uno scienziato aveva detto così, Alyse disse che allora al contrario dovremmo mangiare cheeseburger al bacon ogni giorno.
17. Tu quoque Criticare il fatto che l’avversario non sia coerente con quello che dice, ed evitare così di confrontarsi con la validità delle sue affermazioni.
Nicole fece notare che Hannah aveva commesso un errore logico, ma invece di rispondere nel merito, Hannah accusò Nicole di aver commesso a sua volta un errore logico in precedenza.
18. Presunta incredibilità
Rispondere a un argomentazione dicendo che è difficile a credersi, e perciò non può essere vera.
Kirk disegnò un pesce e un essere umano, e con esuberante disprezzo chiese a Richard se veramente secondo lui potremmo essere stupidi al punto da credere che in qualche modo un pesce si sia trasformato fino a diventare un uomo, come voleva la teoria evoluzionista.
19. Onere della prova
Sostenere che l’onere della prova spetti a chi vuole smentire una tesi e non a chi la sostiene. La semplice impossibilità di confutare un’argomentazione non la rende vera. Per dirla come Carl Sagan: “affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie”.
Bertrand sostiene che esiste una teiera in orbita tra la Terra e Marte, e poiché nessuno può provare il contrario, la sua è una proposizione valida.
20. Equivoco o anfibolia
Usare termini dal doppio significato o costruzioni sintattiche ambigue per mascherare la realtà.
Fine della vita è la morte; la felicità è fine della vita; quindi la felicità è la morte.
21. Nessun VERO scozzese
Fare un appello alla purezza quando la propria tesi è stata demolita, con l’obiettivo di creare nuovi criteri.
Angus sosteneva che gli scozzesi non mettono lo zucchero sul porridge. Lachlan rispose che lui era scozzese ma metteva lo zucchero sul suo porridge. Furioso, Angus obiettò che nessun vero scozzese mette lo zucchero sul porridge.
22. Errore genetico
Far credere che l’origine di una certa argomentazione possa togliere validità alla stessa.
L’eugenetica non è accettabile, è una pratica usata dai nazisti!
23. Il tiratore del Texas
Scegliere arbitrariamente una casuale concentrazione di un certo dato per sostenere una tesi, oppure creare un modello che avvalori una congettura. Il nome viene dalla storia del pistolero texano che sparava colpi a caso su un capanno, per poi disegnare attorno ai fori di proiettile un bersaglio.
I produttori della bevanda gassata mostrarono delle ricerche secondo cui, dei cinque paesi dove la bibita era più bevuta, tre erano nella classifica dei primi dieci al mondo per la salute media. Quindi la loro bibita era salutare.
24. Terra di mezzo
Sostenere che un compromesso, o un punto d’intesa tra due estremi, sia la verità. Spesso la verità sta nel mezzo, ma questo non è necessariamente vero: a volte la verità è in uno dei due estremi.
Holly dice che i vaccini causano l’autismo nei bambini, ma la sua amica Caleb, esperta di scienza, obietta che questa tesi è stata smentita ed è infondata. Alice allora propone un compromesso: i vaccini possono causare un po’ di autismo nei bambini.


giovedì 2 gennaio 2014

UN AUGURIO DI LUSSO

Quest'anno mi faccio un augurio di lusso. Lo estendo volentieri agli amici, ma non sono sicuro che incontri il gradimento di tutti: diciamo che è riservato a chi lo condivide.

Mi chiedevo cosa augurarmi per questo 2014,  qualcosa di personale, qualcosa di sanamente egoistico (a parte -si sa- la pace nel mondo, la giustizia e la difesa del pianeta, gratuitamente condivisibili da tutti purché restino auspici generici) e l’ho trovato: è un desiderio lussuoso, ma proverò a permettermelo.

Mi auguro quest’anno di avere, custodire e coltivare un desiderio che non si realizzi.
Voglio desiderare e basta.
Il desiderio è un sentimento delicato, prezioso e precario; costantemente in bilico tra l’appagamento (che lo uccide) e la convinzione della sua inappagabilità (che lo sterilizza).
E’ un  sentimento da coltivare, da difendere, da visitare continuamente. Non importa la cosa desiderata, importa che il suo desiderio sia costante, che consenta l’esercizio dell’immaginazione, che dia spazio alla creatività. Il desiderio è un’area preziosa in assenza della quale tutto si desertifica.

C’è un’età in cui desiderare è facilissimo e spontaneo; in quell’età la difficoltà ad appagare i desideri è vissuta con sofferenza, ignari che invece è proprio quella difficoltà a proteggere i desideri e a tenerli in vita. Gradualmente arriva una stagione in cui i desideri tendono invece a rarefarsi, in parte perché appagati, in parte perché accantonati… un deserto sterile e arido.

E’ il desiderio che dà senso all’attesa e mantiene giovani la mente e il cuore: so cosa aspetto, aspetto che il mio desiderio si realizzi e questa attesa mi tiene vivo.
Ecco dunque cosa mi auguro: avere un desiderio e non riuscire a soddisfarlo.
Lo so che è un lusso, ma quest’anno non bado a spese…

sabato 21 dicembre 2013

SOLSTIZIO D'INVERNO

Oggi è il solstizio di inverno.
Da domani le giornate cominceranno di nuovo ad allungarsi.
E' uno degli eventi naturali che "sento" di più e che mi piace caricare di significati simbolici: la primavera verrà e dunque diventa lecito e ragionevole sperare.
Nell'antico Iran famiglie e gruppi di amici passavano la notte insieme, raccontando storie e leggendo poesie davanti a un banchetto di frutta fresca per condividere la gioia della speranza ritrovata.
Il solstizio mi fa sentire parte di un flusso vitale che va oltre le singole vite personali, le cui vicende restano certamente importanti, ma non assolute, e questo mi aiuta a ristabilire le proporzioni.
La luce torna, la vita -ancora invisibile nei semi interrati del grano- riprende a scorrere: ci facciamo un altro giro. (E comunque siamo autorizzati a sperarlo).


domenica 15 dicembre 2013

GENERAZIONANDO...

20 – Qui bisogna cambiare tutto! Se non cambia il sistema io non avrò mai spazio, non avrò un lavoro, sarò precario tutta la vita e, alla fine, non avrò neppure la pensione.
Voi parlate, ma gli anni passano e con essi la mia vita! Non è giusto! Perché non devo avere la possibilità -come quelli prima di me- di lavorare stabilmente, di farmi una famiglia, di risparmiare per comprarmi una casa, di invecchiare serenamente?
60 – Hai ragione, ma che posso farci? Sono forse io che ho causato tutto questo? Io ho solo studiato e lavorato, il resto è venuto da sé. Quando avevo vent’anni era normale trovare un lavoro stabile, avere figli, fare un mutuo, versare i contributi per la pensione…, non sembrava affatto un privilegio…
20 – Non lo so che puoi farci, non lo so chi può farci qualcosa, ma io mi sento vittima di una ingiustizia!
40 – E io allora? Sono rimasto in mezzo al guado… Sembrava che tutto continuasse come prima e invece a un certo punto si è bloccato! Mi ritrovo con il mutuo da pagare, i figli ancora a scuola e il lavoro che non c’è (e quando c’è sembra una grazia ricevuta che dura solo qualche mese…)
80 – Non so di chi è la colpa di questa situazione, ma saperlo per la soddisfazione di prendersela con qualcuno (ammesso che sia possibile in faccende così complesse!) non servirà a niente. Sarà perché sono alla fine della corsa, ma penso che il futuro sia sempre più importante del passato, e può cambiare malgrado il passato, qualunque passato! (Il mio passato era il fascismo e la guerra!). A condizione ovviamente che non ci si limiti a parlare!
60 – Io volentieri mi leverei di mezzo per fare posto ai ventenni disoccupati e ai quarantenni disperati!  Ma non è come al cinema… non sono posti numerati. Non è che se io sparisco automaticamente un altro trova lavoro…
40 – Qui non si tratta di qualcuno al posto di un altro, si tratta proprio di lavoro che non c’è… quel lavoro non è più qui, è in Cina, in India, in Brasile, in Indonesia… è là dove l’economia è in crescita, dove ci sono più giovani che vecchi, dove vengono fatte le cose che noi compriamo qui. Quando dicono che si sono “persi” centomila posti di lavoro, che significa? Dove sono andati quei posti? Sono andati altrove o sono scomparsi?
60 – Non è questione di giovani e vecchi, di euro e Europa, ma di semplice produttività. Non solo i beni, ma spesso anche i servizi possono essere prodotti altrove e venduti qui. Chi li produce a prezzi migliori li vende e chi vende crea lavoro. Chi non ce la fa il lavoro lo perde. Il resto sono chiacchiere da salotto.
20 –Vabbè, ma allora che devo fare per avere un futuro? Emigrare in Cina? Tanto ho capito che un lavoro stabile non lo avrò mai…
80 – Non lo so se sarebbe utile andare in Cina, ma di certo non è una buona idea trascorrere la vita disperandosi perché non è come quella di prima, perché non è come pensi di aver diritto che sia, perché non è come quella che avevi immaginato da piccolo, insomma pensando continuamente a ciò che essa non è! Se vuoi una cosa, datti da fare per averla:  se ci riesci l’avrai, se non ci riesci punta ad altro, fattene una ragione, non una ossessione! Pensa a quanto tempo e a quante altre occasioni perderai  a causa della tua ossessione!
40 –E i nostri governi, il nostro parlamento? Non riescono a inventare proprio nulla per rilanciare la nostra economia? A trovare prodotti e servizi in cui possiamo essere competitivi? A creare spazi di lavoro (non di assistenza insostenibile!) per chi davvero vuole lavorare?
60 –Mi sembrano troppo impegnati a descrivere i problemi per avere il tempo di cercare le soluzioni.
80 – Questo film ho l’impressione di averlo già visto…

sabato 5 ottobre 2013

RISUCCEDERA' SICURAMENTE

Indignazione, orrore, incredulità, solidarietà, emozione, rabbia, pianto, esecrazione, sconcerto… chi non ha provato questi sentimenti in questi giorni di fronte alle notizie e alle immagini di Lampedusa ?
Sono sentimenti comprensibili, ma -appunto- solo sentimenti.
Ci sono poi i proclami: Basta! Mai più! L’Europa faccia qualcosa! Il governo faccia qualcosa! L’Onu faccia qualcosa! Dio faccia qualcosa! Insomma qualcuno faccia qualcosa perché questo non risucceda!
Comprensibili, ma -appunto- solo proclami, auspici.
Seguono le riflessioni sulle cause “profonde”: lo squilibrio nord-sud, la spinta demografica, le guerre indotte, la corruzione dei governi locali, la cooperazione tradita… Tutto vero, ma tutto così generico da confinare con gli inviti alla pace nel mondo, a rimettere l’uomo al centro, a recuperare i valori smarriti.
Indicazioni troppo “profonde”, affermazioni troppo generiche, “inafferrabili” e troppo distanti da una rigorosa analisi dei rapporti di causa-effetto dei singoli passaggi, l’unica che può portare ad interventi efficaci (sempre se qualcuno è davvero interessato a realizzarli).
E poiché non sono  i sentimenti, né gli auspici, né le analisi generiche a determinare da soli gli accadimenti, non è difficile prevedere che un evento simile risuccederà sicuramente.
Non è una previsione pessimistica, risuccederà sicuramente perché non è venuta meno nessuna delle cause -né immediate, né remote- che lo hanno prodotto.
E’ stata forse offerta a chi fugge da conflitti e persecuzioni una alternativa al barcone e allo scafista?
Sono forse mutate le condizioni di vivibilità nei campi di concentramento in  Libia?
E’ forse cambiato il regime di Isayas Afewerki in Eritrea che è al potere da vent'anni e che viola sistematicamente i diritti del suo popolo?
E’ forse cambiata la situazione assurda in cui si vive in Somalia senza legge, senza diritti e senza futuro?
E’ forse finita la guerra civile (si fa per dire) in Siria con i campi di fuga in Turchia, Giordania e Libano ormai pieni?
E chi fugge da questi inferni come potrebbe evitare di arrivare clandestino su un barcone a Lampedusa? Chiedendo forse un visto all’ambasciata italiana a Damasco (chiusa da mesi) e sbarcare pulito e profumato a Fiumicino? (Dove la polizia aeroportuale impedisce alle famiglie di rifugiati riportati in Italia da Svezia, Danimarca, Germania, per l’applicazione cieca del folle regolamento di Dublino, anche di sostare sul marciapiede durante la notte?)
Qualcuno ha proposto di rivedere -per davvero!- l’applicazione del regolamento di Dublino che obbliga i rifugiati a restare nel paese che hanno toccato per primo? (O aspettiamo che costruiscano un viadotto Mogadiscio-Amburgo per evitare l’affollamento a Lampedusa?)

Risuccederà sicuramente perché tutto è rimasto come prima.
Possiamo però sperare di soffrire un po’ di meno le prossime volte perché cominceremo a farci l’abitudine e perché i titolisti avranno ormai consumato tutti gli aggettivi.

domenica 10 marzo 2013

L'ILLUSIONE DELLA SEMPLICITA'

Quando ero piccolo leggevo Topolino e la società di Topolinia era semplice da interpretare: Topolino era il buono, Gambadilegno era il cattivo, il commissario Basettoni lo arrestava e l’equilibrio veniva ristabilito. Niente di complicato.
Non ci ho messo molto a capire che la realtà era più complessa, che tutti erano un po’ buoni e un po’ cattivi, che anche i commissari avevano i loro problemi e gli equilibri compromessi non erano sempre facili da ristabilire.
Negli anni seguenti non è stato difficile nemmeno capire che le cose da conoscere e da fare sono sempre più complesse di quanto sembrino viste da fuori o da lontano: una nuova lingua da imparare, un viaggio da organizzare, una competenza da acquisire, una procedura da studiare.
Ancora più complesse, tanto da dover ricorrere necessariamente agli “addetti”, le questioni scientifiche, tecniche, economiche e mediche con cui ci troviamo -spesso nostro malgrado- a fare i conti.
Non parliamo poi di quanto possano essere complicate le relazioni con le persone, con le altre culture, con noi stessi.
Insomma non bisogna essere geni per capire che le cose sono sempre più complesse di quanto appaiano.
Ecco perché mi stupisce vedere persone adulte e mature inseguire l’illusione della semplicità con una ingenuità che sconfina nell’infantilismo. Sempre più spesso, negli ultimi tempi, sento difendere ipotesi economiche sviluppate col pallottoliere, strategie politiche internazionali come se le variabili in gioco fossero due o tre, scenari di politiche occupazionali che non funzionerebbero neppure nel medioevo, terapie di gravi malattie basate sui prodotti dell’orto, assetti istituzionali che gli Assiri giudicherebbero primitivi.
L’unica spiegazione che trovo per giustificare questa ostinata rimozione della complessità è la paura.
La paura di non riuscire a controllare i processi, la paura che oscuri complottisti si annidino ovunque, la paura di non capire, la paura di delegare, la paura di essere fregati, la paura di non essere all’altezza.
Ma la paura, si sa, non è la migliore delle consigliere; e allora, invece di studiare ciò che è alla nostra portata, informarci e confrontare le diverse soluzioni, affidarci a chi ne sa più di noi, correre l’ineludibile rischio della delega e accettare le mediazioni inevitabili perché non tutti la pensano come noi…  preferiamo regredire all’infantile livello della negazione della complessità. Qualunque sia il problema pretendiamo che sia possibile giocarselo a pari o dispari.
Dobbiamo farci pace: è la vita che è complessa.
Far finta che non lo sia è una bugia che non aiuta a vivere bene.

lunedì 18 febbraio 2013

IL MOTORINO E LA POLITICA

Mercoledi 22 gennaio 1969 ritiravo la mia bellissima prima vespetta 50… oggi dopo oltre 44 anni che mi sposto per Roma su due ruote mi sono convinto che muoversi abitualmente nel traffico con moto e motorini non è solo questione di praticità, è una filosofia di vita.
Preciso: non è la tua filosofia di vita che ti fa usare il motorino, è l’uso del motorino che plasma –anno dopo anno- la tua filosofia di vita.
A forza di muoverti nel traffico su due ruote, finisce per cambiare il tuo modo di valutare lo spazio e il tempo e -soprattutto- il tuo approccio ai problemi.
Ecco alcune delle convinzioni filosofico/politiche indotte dall’uso quotidiano del motorino:
1. nessuna situazione è così disperata da non avere una via di uscita e vale sempre la pena provarci [niente a che vedere con chi va in macchina e di fronte a un ingorgo può solo fermarsi, imprecare  o infruttuosamente disperarsi]
2. la soluzione dei problemi è nella creatività: a volte è lo spazietto tra marciapiede e paraurti, a volte il corridoio tra le file parallele, a volte la breve escursione sul marciapiede, a volte la diagonale… [niente a che vedere con chi può solo andare avanti, indietro o fermarsi]
3. la flessibilità, la precisione e la leggerezza sono risorse preziose e risolutive: pochi centimetri fanno la differenza  tra la pozzanghera e l’asciutto, tra il giallo e il rosso del semaforo, tra il parcheggiare o il continuare a girare in cerca di un posto…
4. sei tu che fai la strada e non la strada che condiziona te: ogni percorso è una interpretazione. Puoi fare lo stesso tragitto inventando mille modi diversi… è come suonare uno spartito! [in macchina, al massimo, suoni il clacson]
5. la strada, per governarla, bisogna conoscerla da vicino: buche, avvallamenti , radici, dossi, questa è la realtà… l’asfalto liscio è una finzione da cartone animato.
Non farei fare il sindaco, il presidente di regione o il capo del governo a chi non ha mai guidato un motorino…  non mi fiderei di chi si muove solo con l’autista… (ma che ne sa di buche, pozzanghere e creatività per risolvere i problemi?)